mercoledì 17 settembre 2014

"Aiuti dal Governo, ma ci licenziano". Carta stampata, la rivolta è online

decreto Luca Lotti editoria poligrafici quotidiani

Senza stipendio e senza pensione: protesta dei lavoratori poligrafici che rischiano di infittire la popolazione degli esodati, sostituiti da appalti esterni e precari. "I fondi stanziati per gli aiuti ai quotidiani finiscono solo nelle tasche degli editori"



Centoventi milioni di euro (120 milioni di euro). A tanto aumenta lo stanziamento deciso dal Governo per gli editori che potranno incassare il "tesoretto" in quattro anni ma, stando a quanto sottoscritto dai sindacati, a precise condizioni: re investimenti, assumere nuovo personale di giovane età a tempo indeterminato, finanziare la cassa integrazione e incoraggiare il pensionamento anticipato del personale, al fine di favorire il ricambio.  Peccato  che gli editori sembrano voler incassare questi fondi e non far niente di tutto ciò. La denuncia viene dalla rappresentanza sindacale unitaria del quotidiano Il Messaggero di Roma.
"Il Ministro Giuliano Poletti e il sottosegretario all'editoria Luca Lotti si sono forse dimenticati che nei quotidiani vi lavora anche la categoria dei poligrafici, categoria che ora rischia l'estinzione - tuonano dal dietro le quinte di via del Tritone - i poligrafici non hanno diritto alle tutele previste dal piano di aiuto all'editoria. I recenti contratti di lavoro e piani di riorganizzazione del lavoro, di fatto consegnano l'intera produzione dei quotidiani (dal cartaceo ai nuovi media) esclusivamente o quasi, a personale non poligrafico, cioè a società esterne o a personale con diversa competenza, non concedendo alcuno spazio ai poligrafici dei quotidiani (soprattutto quelli giovani)".
"E' importante vigilare affinché gli editori utilizzino questi fondi per il fine per il quale sono stati creati, e non per rimettere a posto i loro bilanci - continua la lettera-denuncia dell'Rsu - così come è importante riconoscere l'esistenza e il diritto al lavoro e alla sopravvivenza anche ai poligrafici dei quotidiani. Tra poco nelle aziende presso cui lavoriamo, sparse in tutta Italia, scadono gli accordi di cassa integrazione, e alcuni lavoratori poligrafici usciti grazie ad accordi di prepensionamento - firmati ma non più garantiti - ora di fatto hanno finito per infittire la popolazione dei lavoratori esodati. Sono tutti senza stipendio e senza pensione". 
Per chiedere ai rappresentati del Governo e ai sindacati un incontro urgente è online una raccolta firme su Change.org per denunciare una situazione potenzialmente esplosiva per centinaia di famiglie.

Fonte:http://www.affaritaliani.it/roma/aiuti-dal-governo-ma-ci-licenziano-carta-stampata-la-rivolta-online-15092014.html?refresh_ce

lunedì 15 settembre 2014

Il Decreto sull’editoria del Ministero del Lavoro, Giuliano Poletti e del sottosegretario di Stato Luca Lotti è una nuova occasione mancata. Il governo salva i bilanci dei grossi editori dei giornali quotidiani e lascia senza tutele i lavoratori poligrafici che operano nel settore dell’editoria. Si donano 120 milioni di euro dalle casse dello Stato agli editori, tramite la FIEG che delocalizzano e licenziano.

Il Decreto sull’editoria del Ministero del Lavoro, Giuliano Poletti e del sottosegretario di Stato Luca Lotti è una nuova occasione mancata. Il governo salva i bilanci dei grossi editori dei giornali quotidiani e lascia senza tutele i lavoratori poligrafici che operano nel settore dell’editoria. Si donano 120 milioni di euro dalle casse dello Stato agli editori, tramite la FIEG, che delocalizzano e licenziano. Firmate la nostra Petizione online su Change.org. 


A Giuliano Poletti – Ministro del. Lavoro, Luca Lotti Sottosegretario di Stato con delega sull’Editoria, Teresa Bellanova - Sottosegretari del Ministero del Lavoro, Cesare Damiano – Presidente della Commissione Lavoro, Segretari Nazionali Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Luigi Angeletti, Raffaele Bonanni, Segretari nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom - Massimo Cestaro, Walter Pilato, Antonio Vitale, Fabio  Benigni, Roberto Di Francesco.

120 milioni di euro Luca Lotti editoria poligrafici quotidiani licenziamenti


Noi, poligrafici dei quotidiani di tutta Italia, rivolgiamo a voi la nostra petizione su Change.org, che ha già raccolto parecchie firme.
I grandi editori dei giornali stanno licenziando i lavoratori poligrafici portando via il lavoro, affidandolo a società esterne di comodo o a lavoratori precari ricattabili. È a questi editori che il governo, o meglio Sottosegretario di Stato con delega sull’Editoria, Luca Lotti, dona, con il fondo di sostegno o aiuto all’editoria, 120 milioni di sostegno. Un fondo che per gli editori è a fondo perduto.

Le nuove tecnologie hanno portato ad una drammatica crisi dell'editoria dei giornali quotidiani e dei periodici e del lavoro
In vista di ciò il governo, tramite il Ministero del Lavoro presieduto da Giuliano Poletti, e il sottosegretario di stato alla presidenza del consiglio dei ministri con delega all'editoria nel Governo Renzi , Luca Lotti ha stanziato 120 milioni di euro da spalmarsi in quattro anni, a disposizione degli editori, ma a patto che vengano impiegati per nuovi investimenti, nuove assunzioni di giovani a tempo indeterminato, aggiornamenti alle nuove tecnologie, ecc..
Da tutto questo però, Governo, il Ministro del Lavoro e il Sottosegretario con delega all’editoria, e gli editori, rappresentati dalla Fieg hanno completamente escluso i poligrafici dei quotidiani.
Inoltre gli editori si approprieranno di questi fondi senza usarli per il sostegno al lavoro, un po’ come le banche hanno ottenuto aiuti dai governi per riaprire il credito, e queste si sono invece tenute i soldi.
D’altronde il Ministro del Lavoro e il sottosegretario all'editoria forse non sono neppure a conoscenza che nei quotidiani vi lavora anche la categoria dei poligrafici. Infatti non hanno prodotto alcuna dichiarazione nella quale esprimano la necessità di salvaguardare questa categoria di lavoratori.
Le aziende intanto assegnano l’intero flusso di lavoro dei quotidiani che ormai va dalla carta stampata, al web, ai tablet, ecc. esclusivamente a personale non poligrafico, appartenente a società esterne o ad altre categorie lavorative
120 MILIONI DI EURO CONSEGNATI DALLO STATO, DAL GOVERNO RENZI, DAL MINISTRO DEL LAVORO GIULIANO POLETTI E DAL SOTTOSEGRETARIO DI STATO LUCA LOTTI, AGLI EDITORI DEI GRANDI GIORNALI QUOTIDIANI - SOLDI CHE APPARTENGONO A TUTTI NOI, SI BADI – PER SOSTENERE IL LAVORO

SOLDI  CHE INVECE GLI EDITORI CONSIDERANO COME COSA PROPRIA, E CHE NON LI UTILIZZERANNO PER IL SOSTEGNO AL LAVORO DEI POLIGRAFICI,  CHE SONO AL CONTRARIO DESTINATI SOLO A PIANI DI ESUBERO E MOBILITA, VISTO CHE IL LAVORO VIENE TUTTO APPALTATO ALL’ESTERNO.

Signor Ministro, Signori Sottosegretari, Signor presidente della Commissione Lavoro della Camera, Signori segretari dei sindacati.

Noi poligrafici dei quotidiani, abbiamo diritto ad esistere. Ditelo chiaramente signor Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e signor sottosegretario di Stato all’editoria Luca Lotti.

Vi riassumiamo brevemente i motivi delle nostre preoccupazioni e le nostre richieste in 5 punti:
  1. Il sottosegretario Luca Lotti deve dichiarare chiaramente che in piano di aiuto all'editoria, comprende anche i poligrafici.
  2. Il Governo, il Ministero e il Sottosegretario, devono vigilare affinché gli editori dei quotidiani, utilizzino questi fondi per il sostegno al lavoro, e non se li intaschino per poi licenziare il personale .
  3. I lavoratori poligrafici dei quotidiani devono avere accesso alla produzione del giornale mediante le nuove tecnologie, che non possono essere appannaggio esclusivo delle società esterne o di altri soggetti.
  4. I piani di crisi dichiarati dagli editori in Fieg, devono essere ben accertati, onde evitare una corsa indiscriminata per l'accesso ai fondi, che peraltro è già cominciata.
  5. I fondi debbono essere erogati a patto di non ricorrere a licenziamenti collettivi.

Lei aveva promesso un incontro con i sindacati, signor sottosegretario all’editoria, Luca Lotti: perché questa promessa non è stata ancora mantenuta?

Per ricordarle questa sua promessa e ricevere delle risposte, abbiamo indirizzato a lei e ad altre personalità, la nostra petizione online su Change. org: Decreto editoria lavoro: Il governo salva i grandi giornali e abbandona i poligrafici di tutta Italia al loro destino. 120 milioni di euro regalati agli editori per farci licenziare. 

giovedì 20 giugno 2013

Pagina Facebook esuberi Corriere Adriatico

Sostenete e fate sostenere con un "Mi piace" la pagina Facebook dei poligrafici del Corriere Adriatico che lottano contro i licenziamenti e visitate il loro blog.

https://www.facebook.com/minimo.esuberi

A PROPOSITO DI NOI…

http://noesuberiviaberti.wordpress.com/2013/06/14/a-proposito-di-noi/


A PROPOSITO DI NOI…

Ora vi raccontiamo la storia delle vicende accadute e che stanno accadendo all'interno del giornale in via Berti ad Ancona.

Siamo un gruppo di poligrafici che si occupano del giornale da circa 25 anni con alti e bassi come in tutti i posti di lavoro.

Due anni dopo una riforma grafica (nuovo progetto grafico del giornale) con l'impegno di tutte le forze poligrafiche disponibili, e la nostra collaborazione per l'esternalizzazione della stampa, l'azienda ha presentato un piano di ristrutturazione individuando esuberi quantificati in 6 unità, di cui 5 in prestampa e 1 in diffusione.

Premettiamo che precedentemente c'erano stati altri piani di ristrutturazione, in genere uno ogni 2 anni.

Dopo una faticosa trattativa, nel 2011 si è arrivati all'attuazione di un contratto di solidarietà della durata di due anni con l'accordo di un rinnovo dello stesso di altri due anni, per dare la possibilità di andare in prepensionamento alle "persone" (non unità!) considerate eccedenti. Sottolineiamo che questi esuberi sono stati individuati dall'azienda in base alla loro anzianità professionali in quanto pensionabili e non per effettive esigenze produttive.

Nel frattempo, un dipendente è stato licenziato per motivi che non stiamo ora ad elencare, ed attualmente l'organico nell'area prestampa, diffusione ed amministrazione è composto da un totale di 22 lavoratori che hanno dai 40 ai 55 anni.

Per dimostrare la buona volontà dei poligrafici c'è da considerare che, oltre alla partecipazione attiva alla suddetta riforma grafica, è stato elaborato un flusso di lavoro degli infografici con programmi dedicati, su iniziativa di alcuni, per far risparmiare l'azienda e quindi far lavorare le persone all'interno piuttosto che servirsi totalmente da aziende esterne.

Nel nuovo piano di ristrutturazione aziendale del 2013, è previsto l'esubero di 13 lavoratori nei reparti di preparazione, diffusione ed amministrazione.

Sinceramente ci chiediamo se effettivamente la crisi ha una responsabilità nella situazione in cui ci troviamo oppure se c'è la volontà di far pagare solamente ai lavoratori le scelte aziendali sbagliate che hanno causato perdita di copie e carichi pubblicitari, annullando "uno ad uno" i punti di forza che caratterizzavano questo giornale, come la conoscenza del territorio, le pagine sugli sport minori, le agevolazioni per i pensionati, il controllo della rete di vendita, la capillarità nel territorio ed altro ancora.

Il quotidiano è l'unica testata delle Marche con più di 150 anni di storia e dunque uno dei più antichi giornali d'Italia: un patrimonio in gran parte disperso e poco valorizzato.

L'azienda infatti, due anni fa ha iniziato un percorso che prevedeva la digitalizzazione dell'archivio della testata che va dal 1860 a oggi, in quanto prezioso elemento storico e culturale a livello regionale e nazionale, come testimoniato da richieste quotidiane da parte di storici per poterlo visionare. Ad oggi in progetto non è stato realizzato.

In occasione del 150°anniversario della testata, tutti i lavoratori hanno partecipato attivamente senza mai tirarsi indietro alla realizzazione dell'evento e alla creazione di un museo tematico sulla storia del quotidiano delle Marche.

Ciò che rende più difficile da accettare questa situazione è che da alcuni giorni in via Berti si sta verificando uno strano fenomeno:

con una trattativa sindacale in essere in cui si prevedono 13 esuberi, come stabilito dalla procedura di mobilità già attivata, quasi tutte le lavorazioni di competenza dei poligrafici, che fino ad un mese fa venivano eseguite dagli stessi, ora sono passate alla redazione. Le lavorazioni come infografici, master, carico pagine ed altre cose sono eseguite dai redattori, in barba allo stato di agitazione proclamato, quasi come fatto ad arte per dimostrare che alcune figure professionali non sono necessarie e prepararsi in posizione di vantaggio alla trattativa.

Vogliamo infine ricordare che il lavoro del poligrafico richiede una dedizione ed un impegno non comune, in quanto il quotidiano esce nelle edicole tutti i giorni e richiede una presenza notturna comprese anche molte festività.

Di questo se ne dovrà tenere pur conto.

Aggiungiamo infine una nota polemico-filosofica:

per certe persone "ir" responsabili è più importante la vita delle "macchine" che delle persone, a discapito della qualità, in un organo di informazione che dovrebbe essere fatto "dalla gente per la gente".

No Esuberi a Via Berti (Corriere Adriatico)

Potete conoscere la storia degli esuberi di via Berti, sede del Corriere Adriatico, presso questo indirizzo:

http://noesuberiviaberti.wordpress.com/

sabato 1 giugno 2013

Stai sereno e licenzia di meno


Keep Calm and don't dismiss


Contro i fucili puntati dei licenziamenti


No ai licenziamenti


No ai licenziamenti al Corriere Adriatico


Corriere Adriatico: mobilità per 13 poligrafici

Caltagirone licenzia ancora...

ANCONA – Stato di agitazione dei lavoratori poligrafici del Corriere Adriatico, dopo che la Società Corriere Adriatico ha comunicato alla Rsa e alle organizzazioni territoriali "l'attivazione della procedura di mobilità per il licenziamento di 13 lavoratori poligrafici, su un organico totale di 22 unità, coinvolgendo tutte le aree di produzione, amministrazione e diffusione".
Lo rende noto un comunicato delle segreterie territoriali di Fistel-Cisl e Slc-Cgil.
'"Oggi – si legge nella nota – si è svolta l'assemblea dei lavoratori poligrafici, che, vista la gravità delle decisioni adottate, senza precedenti in questo gruppo editoriale, respinge tale procedura e denuncia l'atteggiamento dell'azienda soprattutto in assenza di un piano di rilancio e di sviluppo della testata".
I sindacati hanno richiesto "l'attivazione immediata di un confronto nazionale in sede Fieg per trovare misure non traumatiche a livello occupazionale. Inoltre le maestranze hanno dato mandato alle rappresentanze sindacali di dare visibilità alla vertenza coinvolgendo le istituzioni locali e regionali". (Ansa)

sabato 27 aprile 2013

IL MESSAGGERO DENUNCIA INTIMIDAZIONI, MA A NOI RISULTANO DELLE TESTIMONIANZE INCONGRUENTI. TUTTAVIA SOLIDARIZZIAMO

Salve, è un po' che non ci sentiamo, siamo stati un po' impegnati in altre cose, ma siamo felici di tornare a parlare con voi.

Intanto siamo in 4.666, che non è poco, e sembra che non stiate accennando a diminuire, quindi siamo più che contenti.

Sapete di che parliamo oggi? Di un curioso articolo, uscito il giorno 25 aprile 2013, sulla prima pagina del Messaggero, e firmato da un certo signor Asterisco (o meglio * come risulta dalla firma in calce).

Questo articolo parla di due episodi che sarebbero avvenuti tra sabato 20 e giovedì 25 aprile: due manifestazioni che avrebbero avuto i toni dell'intimidazione, due episodi che, come scrive il signor "Asterisco", " solo "un'incosciente leggerezza derubricherebbe come goliardia e folklore". 

La notizia ha fatto molto scalpore, e non si sono fatti attendere gli attestati di solidarietà : dal segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Claudio Di Berardino, al presidente della Camera di Commercio di Roma Giancarlo Cremonesi, a diversi esponenti politici: da Paolo Gentiloni (Pd) all'ex sindaco Walter Veltroni, all'attuale primo cittadino Gianni Alemanno, che ha definito in una nota gli episodi "un fatto grave e inaccettabile". "La libertà di stampa va difesa e mai offesa, perché è un diritto inalienabile che ogni paese democratico, moderno e civile ha il dovere di assicurare", ha scritto invece il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti. (sarebbe stato bello che tutti questi signori avessero espresso solidarietà anche ai lavoratori del Messaggero minacciati dai licenziamenti, ma sì sa i politici - e i sindacalisti - talvolta sono un po' distratti).

Per dirla con il Marco Antonio del Giulio Cesare di Shakespeare, "Grave colpa se ciò fosse vero", cioè, se indubbiamente queste contestazioni ci sono state, e se hanno avuto i toni intimidatori denunciati, sono da condannare senza appello e senza giustificazioni.

Non abbiamo certo noi motivo di dubitare della parola dei cronisti del Messaggero.

Ma...e sì perché signori, a noi risulta un ma. Non possiamo dire niente circa la manifestazione di sabato (né di quella davanti l'abitazione di Caltagirone), ma ricordiamo solo che in quei giorni erano in atto le manifestazioni di contestazione sulla elezione del nuovo capo dello stato. Ci risulta, come poi si è ripetuto in seguito, che le manifestazioni siano continuate percorrendo diverse strade di Roma, e quindi anche via del Tritone. 

La domanda è: sicuro che il corteo in questione non era questo e, tra questa gente, c'é stato qualcuno che magari ha gridato qualche sciocco e irresponsabile slogan contro il Messaggero e i Caltagirone? Perché dalle agenzie non risultano altre mobilitazioni se non quelle appunto in occasione dell'elezione del Capo dello Stato. 

Ripetiamo, non stiamo mettendo in dubbio quello che è stato dichiarato, stiamo solo chiedendo chiarimenti ai cronisti del Messaggero: sicuro che si è trattato di un'azione organizzata esclusivamente contro Caltagirone e connotata da gravi toni intimidatori? I Caltagirone, e i cronisti del Messaggero hanno proceduto a denuncia contro ignoti? Perché se ciò che dichiarano è vero - e lo è di certo - consigliamo loro di farlo.

Ma le nostre sono solo supposizioni: noi non eravamo presenti e non possiamo sapere, dunque rinnoviamo anche noi solidarietà ai giornalisti della nota testata romana, contro le minacce. 

Ci risulta tuttavia, per dovere di cronaca, una incongruenza con quanto dichiarato dai cronisti e dal signor Asterisco, e che riguarda la contestazione del 24 aprile:

Alcuni testimoni da noi contattati, che si trovavano a passare in via del Tritone, il giorno 24 aprile nell'ora in cui si presume siano avvenute le contestazioni, affermano di aver visto un piccolo gruppo di protesta, ma che apparteneva ai comitati contro la privatizzazione dell'acqua, non a quelli a favore dell'occupazione delle case (come qualcuno avrebbe affermato), e che non avrebbero usato affatto toni minacciosi o inquietanti: avrebbero solo cantato degli slogan contro Caltagirone, ma assolutamente innocui, accompagnandosi con chitarre. Il tutto sarebbe durato un quarto d'ora massimo.

La domanda è: stiamo parlando della stessa manifestazione? C'é stato un episodio successivo più grave? I nostri testimoni si sbagliano o mentono per qualche interesse?

I dubbi ci sono e ci piacerebbe sottoporli al signor Asterisco. Perché se è grave e imperdonabile intimidire con parole inaccettabili, sarebbe ugualmente grave se qualcuno distorcesse la realtà dei fatti, presentando una eventuale contestazione pacifica come un atto quasi criminale di minaccia.

Sicuramente ci si riferisce ad episodi diversi, e certamente i cronisti del Messaggero hanno ricevuto davvero le intimidazioni denunciate.

Ma, nel nostro piccolo, invitiamo i giornalisti a riferire in futuro su fatti simili, in maniera meno vaga, e con più dovizia di particolari (d'altronde è la regola di base di ogni buon giornalismo), per evitare che, eventuali testimonianze discordanti (in questo caso forse inattendibili) possano far venire dubbi sulla veridicità di quanto dichiarato, anche perché è difficile pensare che un cronista che lavori per un editore contestato, sia totalmente esente da condizionamenti; e dunque è suo dovere mostrare con assoluta inoppugnabilità ciò che afferma.

Quanto ad eventuali gruppi di futuri contestatori, vogliamo loro dire che la contestazione è certo legittima, purché non sfoci nella violenza verbale o peggio, e dunque li invitiamo ad isolare e neutralizzare gli infiltrati facinorosi. 

E, in ultimo, ai contestatori chiediamo di filmare sempre i loro cortei o flash mob (oggi tutti hanno un telefonino che permette di fare ciò), al fine di chiarire inoppugnabilmente come si possano conciliare eventuali dichiarazioni su manifestazioni dal tono violento e testimonianze di gente comune che non risultano compatibili con quelle stesse affermazioni.

Un saluto.

lunedì 18 marzo 2013

Anche Caltagirone qualche volta piange

Economia
Anche Caltagirone qualche volta piange Stampa E-mail

Caltagirone_Francesco_Gaetano_sliderFrancesco Gaetano CaltagironeI conti in rosso del gruppo editoriale che chiude il 2012 con una perdita di oltre 60 milioni. Il fiuto finanziario del patron

 

ROMA - Anche i re Mida qualche volta piangono. Nel caso di Francesco Gaetano Caltagirone (Caltariccone per Dagospia) qualche lacrimuccia deve averla versata dopo aver visto i conti in rosso del gruppo Caltagirone Editore che ha chiuso il 2012 con un risultato netto negativo superiore ai 60 milioni di euro, rispetto a un rosso di 30,7 milioni nel 2011.

La società, editrice tra gli altri de Il Messaggero e de Il Mattino, ha fatto registrare anche un calo nei ricavi operativi che dovrebbero superare di poco i 200 milioni (226 nel 2011), per effetto prevalentemente della contrazione del fatturato pubblicitario. In controtendenza si segnala solo la crescita della raccolta pubblicitaria sui siti Internet delle testate del gruppo, anche se in valori assoluti l'ammontare non vale granché.

A fronte di queste poste negative, c'è da dire che la posizione finanziaria netta del gruppo editoriale resta positiva, anche se in diminuzione rispetto al precedente esercizio (180,9 milioni di euro) per effetto di investimenti in azioni quotate, della distribuzione di dividendi e del fabbisogno di cassa generato dalla gestione operativa. Stando così le cose, il Cda della Caltagirone Editore ha deliberato di proporre all'Assemblea di non procedere alla distribuzione di alcun dividendo.

Ma è quasi tutto il gruppo che non fa più sorridere il patron. In attesa infatti del bilancio ufficiale 2012, i primi dati parlano di ricavi operativi in flessione rispetto all'anno prima, soprattutto per la 
riduzione dei fatturati delle società che operano nel comparto dell'editoria e dei grandi lavori (Vianini), solo in parte compensata dall'incremento dei ricavi realizzato dalle società del comparto cementifero (Cementir). Anche il margine operativo lordo dovrebbe far segnare un forte decremento sul 2011, così come il risultato netto della gestione finanziaria del gruppo consolidato.

A mantenere la fama di scaltrezza e lungimiranza di F.G. Caltagirone resta la sua "tempestiva" uscita dal Monte dei Paschi di Siena e il corrispondente investimento in Unicredit. Come si ricorderà infatti, entrato nella banca senese nel 2004 dalla porta principale, con il 4% delle azioni e la vice presidenza, per otto anni il suo rapporto con Giuseppe Mussari è stato ferreo.

Così quando Caltariccone, a gennaio 2012, è costretto a dimettersi dal Cda di Mps per una vicenda giudiziaria legata alla scalata di Unipol in Bnl, non sono in molti a notare la coincidenza dell'uscita di scena da Mps anche di Mussari nell'aprile di quello stesso anno per andare a fare il presidente dell'Abi.

La verità è che l'ingegnere, dopo aver fatto lucrose operazioni con la banca in campo immobiliare e finanziario, deve aver cominciato a sentire puzza di bruciato già a metà del 2011. Chiede perciò insistentemente in consiglio di amministrazione se il portafoglio della banca è ben bilanciato o se ci sono delle criticità. Viene rassicurato, ma non convinto. Le dimissioni arrivano poco dopo, sia pure con una minusvalenza di circa 150 milioni, una bazzecola rispetto al disastro che seguirà.

Anche per Caltagirone dunque, come per tutti gli imprenditori, anche i più avveduti, "a da passà a nuttata" della crisi. Si pensava però che le aziende dell' "uomo più liquido d'Italia" l'avrebbero superata più brillantemente.

giovedì 14 marzo 2013

Editoria, profondo rosso per Caltagirone: passivo di 60 milioni nel 2012

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/12/editoria-profondo-rosso-per-caltagirone-passivo-di-60-milioni-nel-2012/528220/

Editoria, profondo rosso per Caltagirone: passivo di 60 milioni nel 2012

Il gruppo che possiede Il Messaggero e Il Mattino ha fatto registrare un risultato netto negativo per 60,9 milioni. Fosche anche le prospettive per il futuro: "Il settore resta caratterizzato da una forte incertezza legata soprattutto all'andamento del mercato pubblicitario"

Francesco Gaetano Caltagirone

Brutte notizie per il gruppo Caltagirone. Dopo le polemiche che hanno investito il patron Francesco Gaetano Caltagirone legati ai suoi interessi in Puglia e Campania, arrivano i conti relativi al 2012 del comparto editoria, che pubblica, tra gli altri, Il Messaggero e Il Mattino. Il gruppo Caltagirone Editore ha chiuso l'anno passato con un risultato netto negativo di 60,9 milioni, rispetto al passivo di 30 milioni fatto registrare nel 2011. Il cda dell'azienda ha deciso di conseguenza di non procedere alla distribuzione dei dividendi. "L'ulteriore peggioramento del quadro economico generale – ha commentato l'azienda -, caratterizzato da una dinamica recessiva e da notevoli incertezze sulle prospettive della crisi in atto, ha avuto riflessi particolarmente negativi sul settore editoriale. Anche il gruppo Caltagirone Editore ha risentito di tale scenario registrando risultati in flessione su tutte le principali voci del conto economico".

L'azienda non si è sbilanciata sulle prospettive future, ma ha voluto evidenziare il fatto che "il settore resta caratterizzato da una forte incertezza". Di conseguenza il gruppo "proseguirà la rigorosa politica di controllo dei costi attuata". I ricavi del comparto, pari a 195,5 milioni (nel 2011 era stati 226), hanno risentito prevalentemente della contrazione del fatturato pubblicitario. La raccolta "sui quotidiani del gruppo è diminuita del 18,9%", sottolinea l'azienda, mentre "la riduzione della raccolta pubblicitaria sui quotidiani a pagamento del gruppo rispetto al 2011 si è attestata al 15,5%".

In controtendenza si segnala la crescita della raccolta pubblicitaria sui siti Internet delle testate del gruppo con un +37,1% rispetto al precedente esercizio. Per rafforzare la propria posizione nel mercato multimediale il gruppo ha da tempo annunciato di aver aderito, con altre testate italiane, al progetto Edicola Italiana, che dovrebbe costituire il principale servizio nazionale di accesso a contenuti editoriali digitali a pagamento. I ricavi dalla vendita dei quotidiani, invece, "hanno registrato una flessione del 4,9% rispetto all'esercizio 2011″, in uno scenario che – ricorda l'azienda – "continua a caratterizzarsi negativamente per tutte le testate quotidiane".

Il giornalista con la password dei poligrafici

Ora si scopre che uno dei grafici, assunto con contratto giornalistico, ha pure la password per disegnare le pagine...e le disegna...ma perché i manager non pensano al rilancio del giornale e ai bilanci invece di fare queste cazzate?

STORIE DI ORDINARIA FOLLIA AL MESSAGGERO

STORIE DI ORDINARIA FOLLIA AL MESSAGGERO

Siamo arrivati al punto che hanno ridotto il numero di copie gratuite disponibili per i dipendenti. Qualche hanno fa hanno cancellato l'invio della copia a domicilio, risparmiando una miseria. Oggi, chi arriva al giornale al turno delle cinque, trova in area di preparazione solo le copie della provincia, e inzia dunque la caccia a quelle con la cronaca di Roma. Come a dire i risparmi di Maria Calzetta...

Sono giorni che i capi redattori centrali sono smarriti dal nuovo divieto di utilizzare il telefono per comunicare con l'operatore di prima pagina, e chiedono "clandestinamente" che il permesso gli venga concesso. Troppo comodo! Per la proprietà l'operatore di Prima pagina non esiste più, e ciò comporta per lei un esubero (in realtà un mezzo esubero, ma siamo sempre ai risparmi di Maria Calzetta), e io dovrei continuare a fare un lavoro di nascosto? Un lavoro che l'azienda non mi riconosce più e per il quale è pronta a licenziarmi o mettermi in cassa integrazione? Ed io lo dovrei continuare a fare?

L'archivio è oggetto di un sabotaggio continuo: si danno precise istruzione ai giornalisti di non servirsene. Perché in questa azienda non si premia chi lavora e lavora tanto e bene. L'efficienza lavorativa non è per loro sinonimo di crescita, ma contrasta alla loro politica montiana di taglio e di risparmio, quella che dovrebbe portare il giornale (e doveva portare il paese) fuori dalla palude, e invece riesce solo a far salire il livello del fango.

Il direttore nuovo segue tutti i diktat dell'azienda: se domani gli verrà detto di prendere una tanica di benzina e un fiammifero e di dare fuoco al palazzo, lui non ci penserà due volte.

Ieri un giornalista si è lamentato perché ha saputo che ci sarà solo un infografico operativo oggi. Si lamentava con noi, come se fosse colpa nostra. Gli è stato risposto che non siamo stati noi a volere esuberi spropositati, non siamo stati noi a dichiarare l'infografico inutile e dannoso. Che ci rivolgesse a Zanardi e Biella per ogni protesta. Ma quello invece continuava a lamentarsi con noi.

Ieri al reparto Macro, non c'era neanche un operatore: chi era di riposo e chi di solidarietà. Ma il macro non doveva essere il fiore all'occhiello del giornale?

Abbiamo speso un sacco di soldi per far rifare il progetto grafico del giornale: risultato? Non piace e lo stiamo rismontando e rifacendo da capo. E i soldi buttati per farlo? Nel bilancio ovviamente: tanto paga Pantalone! (cioé noi)

In anni di Messaggero, non abbiamo mai avuto bisogno di un Direttore Generale: ora, in tempi di crisi, ne abbiamo preso uno che di certo non costa 1.000 euro al mese. Ma il problema sono gli stipendi dei poligrafici, mica il suo.

Forse i nuovi dirigenti sono tutti agenti segreti della concorrenza, che ne so, Repubblica, RCS, Il Tempo, la Stampa, i quali hanno deciso di distruggere il primo giornale di Roma. Deve per forza essere questa la loro missione segreta, perché la rovina del giornale è l'unica cosa che gli sta riuscendo davvero bene. Ma bene, bene, bene...

(Ecco cosa succede a drogarsi con la Tachipirina: ti si obnubila il cervello. E poi dicono che sono le droghe pesanti quelle che fanno male...)